Il pensiero in-finito: un nuovo modo di pensare

Il pensiero che produce la peculiare visione del mondo della Dinamica in-finita è un pensiero che si sviluppa in varie fasi.

Partendo dall’esperienza personale concreta va in primo luogo alla ricerca delle condizioni di possibilità di ogni evento o accadimento.

Dire che qualcosa accade significa dire che qualcosa si impone, si impone per quello specifico accadimento: accade che vedo che c’è una bella giornata di sole significa che si pone qui in me la percezione e consapevolezza complessiva che ci sia un bella giornata di sole; accade che ho sete, significa che si pone qui in me una sensazione che ho imparato a chiamare sete; accade che credo che una cosa sia vera significa che mi si impone la convinzione che quella determinata cosa sia vera.

Ciò che accade può accadere per molti motivi o cause, ma la domanda è:

vi sono delle condizioni di possibilità che rimangono stabili pur nel divenire e che quindi inevitabilmente si impongono indipendentemente dalla specificità e peculiarità di un accadimento?

Questa è la prima domanda da cui parte la ricerca che porta alla dinamica in-finita.

È una domanda che può anche essere formulata in quest’altro modo:

al di là dell’imporsi specifico e determinato, quali sono le condizioni di possibilità dell’imporsi in quanto tale?

A queste domande se ne collega anche un’altra:

che cosa è essenziale per costruire un qualsiasi mondo, con i suoi accadimenti reali e le sue possibilità?

Il pensiero che si pone queste domande vuole ricercare e quindi individuare quegli eventuali elementi essenziali sempre presenti in ogni accadimento e in ogni imporsi (visto che ciò che accade si impone a qualcosa o a qualcuno) e inoltre quegli elementi essenziali costanti in ogni mondo possibile.

Gli elementi essenziali che la ricerca che porta alla dinamica in-finita identifica sono, in primo luogo, l’individualità, che possiamo associare al numero uno e la relazione, che possiamo associare al numero due.

Sono entrambi essenziali perché non vi è l’individualità senza la relazione e non vi è relazione senza l’individualità, che è come dire che non vi è l’uno senza il due e non vi è il due senza l’uno.

Possiamo esprimere questa contemporanea essenzialità di individualità e relazione dicendo che l’individualità e la relazione si con-costituiscono, si costituiscono insieme, nessuno dei due precede l’altro, ma sono entrambi sin da sempre.

L’uno che escluda la relazione non è sufficiente per creare un mondo e non può esistere né essere pensato. Provate a pensare a qualunque cosa e troverete sempre una qualche relazione: qualunque individualità si staglia sempre da uno sfondo e quindi è come minimo sempre in relazione a questo sfondo. Questo è tanto vero che se scrivo una parola in un colore su uno sfondo dello stesso identico colore la parola non può essere percepita, non può essere individuata.

Ma l’uno e il due sono sufficienti per creare un mondo? Potrebbe un mondo nascere da una singola relazione?

No, non potrebbe! Un uno che si relazionasse ad un altro che a sua volta non si stagliasse da uno sfondo e che quindi non fosse in relazione a sua volta con qualcos’altro, sarebbe in relazione con il niente e quindi non sarebbe in una vera relazione.

Per creare un mondo servono quindi come minimo l’uno, l’altro e il suo sfondo  quindi più di una singola relazione. Possiamo perciò dire che dopo l’uno e il due, ritroviamo la molteplicità delle relazioni, vale a dire almeno il tre, come elemento anch’esso essenziale e con-costitutivo.

Non vi è una singola relazione ma una molteplicità di relazioni.

Ogni esistente è inserito e si con-costituisce in una rete di relazioni determinate che si sviluppano via via nel tempo. Ma insieme alle relazioni determinate che fanno di ogni individualità, e quindi anche di noi, quello che questa individualità è, vi è una struttura essenziale di base che può associarsi come abbiamo visto in modo molto semplice ai primi numeri.

Il con-costituirsi dell’individualità con l’altro implica che l’altro sia originariamente a distanza e in una distanza che, essendo costitutiva, non può essere strutturalmente superata. E poiché l’altro partecipa alla costituzione dell’individualità, si può dire che ogni individualità ha sé stessa, originariamente, ad una distanza insuperabile.

Ogni individualità sperimenta così un’unità divisa che alimenta una tensione volta al superamento della distanza, che però rimane una distanza strutturalmente insuperabile che pone quindi l’individualità ad una distanza infinita da sé stessa.

L’individualità è così destinata strutturalmente ad errare per cercare di risolvere questo paradosso: essere anche l’altro, senza esserlo e quindi essere ad una distanza infinita da se stessa. Questo paradosso è la ragione strutturale dell’incessante e inarrestabile divenire: ogni esistente è soggetto ad una dinamica che lo coinvolge in quanto esistenza finita che al contempo è anche strutturalmente infinita. È la struttura stessa dell’esistenza che implica una dinamica tra finito ed infinito. Da qui il nome dell’indirizzo di pensiero che è appunto dinamica in-finita con il trattino ad evidenziare questa compresenza di finito ed infinito ma anche la loro distanza e differenza.

La dinamica in-finita è un sapere e un pensiero circa la nostra esistenza che retroagisce sull’esistenza alimentando un peculiare modo d’essere. 

Tenere presenti gli elementi strutturali essenziali è di fondamentale importanza per capire chi siamo e per centrare noi stessi nella dimensione atemporale che ci appartiene.

Tuttavia, non è sufficiente.

Oltre all’aspetto atemporale della struttura di fondo c’è poi la temporalità e la rete di relazioni determinate in cui si colloca la nostra esperienza concreta. Qui serve non più solo uno sguardo d’insieme ma anche uno sguardo di dettaglio che ci aiuti a trovare risposte per le situazioni concrete che la nostra esperienza ci presenta. E qui subentra la Topologia esistenziale che focalizza la sua attenzione sulle situazioni specifiche delle esistenze specifiche.

Consapevolezza della dimensione atemporale e consapevolezza della dimensione temporale devono essere tenute insieme ai fini di una visione più appropriata di noi stessi e ai fini della progettazione di un mondo più adatto a noi stessi.

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